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Anderson Silva - La lunga strada da Curitiba

“E' sempre emozionante vincere. Dopo mesi di allenamento e dedizione il momento dell'incontro è quando mostro il frutto del mio lavoro. " - Anderson Silva
La transizione da star ad icona è improvvisa. Di sicuro ci sono dei segnali lungo la strada che suggeriscono che qualcosa sta succedendo ma arriva certamente senza preavviso.

Per il campione UFC dei pesi medi Anderson Silva la transizione da star ad icona dello sport, privilegio di pochi, è arrivata sotto forma esplosiva di un calcio frontale al volto del connazionale Vitor Belfort nel primo round del loro incontro ad UFC 126. Mettendo KO “The Phenom ha infiammato ancora una volta questo sport.

Sembra lontano il 2010 per “The Spider,” quando è sopravissuto ad un anno di accuse per la bizzarra vittoria per decisione ai danni di Demian Maia  e per il pestaggio di oltre quattro round subito da Chael Sonnen prima di una miracolosa rimonta al quinto round.

Ora il fighter originario di Curitiba in Brasile è reduce dall'elettrizzante KO di Belfort, dalla proiezione di successo di "Like Water", documentario sul suo incontro con Sonnen al Tribeca Film Festival, e forse ancora più importante, dal contratto di sponsorizzazione con Burger King e Nike.

“Prima di tutto è un onore avere la fiducia nel mio lavoro da parte di compagnie così importanti ed è una cosa che aiuta le MMA ad ottenere sponsor mainstream” spiega Silva attraverso l'interprete Derek Kronig Lee. “E' una grande occasione per me e per tutti i fighter.”

Questo sabato notte, Silva combatterà nel suo paese per la prima volta dal 2003 e sebbene non ricordi i dettagli dell'ultimo incontro sul suolo di casa - una vittoria al primo round per TKO adi danni di Waldir dos Anjos - accoglie con gioia l'opportunità di tornare a combattere in Brasile.

“E' grandioso combattere nuovamente in Brasile dopo aver tenuto alto l'onore del paese oltreoceano” dice Silva. Questa è stata la responsabilità di molti atleti brasiliani nel corso degli anni. Dopo essersi fatti strada attraverso il circuito brasiliano di fighting ed essersi messi alla prova hanno viaggiato verso Giappone, Stati Uniti e qualche volta Europa per tentare una carriera in questo sport.

A partire da Silva per arrivare a “Minotauro” Nogueira, “Shogun” Rua, Wanderlei Silva, Belfort, Lyoto Machida, Jose Aldo e tanti altri, per diventare una star nello sport che Royce Gracie e la sua famiglia hanno presentato al mondo nel 1993, è stato necessario lasciare il loro paese natale. E' stata dura vivere con la consapevolezza di potersi creare una vita migliore per se stessi e per la propria famiglia ma che sarebbe andata peggio senza quella particolare scelta.

Così Silva e i già citati fighter si sono creati una reputazione altrove. Molti vivono e si allenano ancora in Brasile tra un incontro e l'altro ma non hanno avuto occasione di mostrare i loro successi alla loro gente.

Ma le cose sono cambiate, come evidenziato dal rapido tutto esaurito fatto registrare alla HSBC Arena di Rio De Janeiro per la card UFC RIO e dall'incredibile accoglienza che i fighter e l'UFC hanno ricevuto nel paese.

“Lo sport è molto cresciuto e maturato” dice Silva. “Tante cose che dovevano esser cambiate sono state cambiate e questi cambiamenti hanno creato un vero sport con una vasta base di fan in tutto il mondo ed è cresciuto immensamente in Brasile negli ultimi anni. Sono grato di vivere di quello che amo.”

Hai mai immaginato questo giorno, tornando indietro a quando eri soltanto un altro promettente fighter della scena locale?

“Difficile da dire perché non so se nessuno a quel tempo abbia mai pensato a quanto grande sarebbe potenzialmente potuto diventare questo sport.”

E' una risposta onesta perché a quei tempi un giovane fighter affamato era solo un giovane fighter affamato di vittorie. La priorità era vincere degli incontri così la paga sarebbe aumentata per poter mettere del cibo in tavola. Questo stile di vita ha creato i fighter. E non importa quanto è migliorata la vita di Silva negli ultimi anni: rimane un fighter.

Per averne la prova non andate più in là degli incontri con Sonnen e Belfort. Contro Sonnen avrebbe potuto stare sulla difensiva nel quinto round cercando di evitare danni in un incontro che stava perdendo ai punti. Non l'ha fatto. Ha continuato a combattere e ha tirato fuori una miracolosa vittoria. Contro Belfort c'era un po' di animosità tra i due ex compagni di allenamento con un Silva assolutamente intenzionato ad impartire una dolorosa lezione al suo sfidante. E l'ha fatto.

Sono stati due incontri emozionanti per Silva e chi chiediamo se riuscirà a ritrovare lo straordinario agonismo dimostrato contro Sonnen e Belfort anche con il nuovo sfidante e contendente numero uno Yushin Okami.

“E' sempre emozionante vincere” ammette. “Dopo mesi di allenamento e dedizione il momento dell'incontro è quando mostro il frutto del mio lavoro. E' il mio lavoro, è quello che amo fare e fortunatamente sono in salute e capace di continuare a farlo con amore.”

Pensate che abbia bisogno di qualche motivazione? Okami è stato l'ultimo uomo a batterlo, almeno tecnicamente. E' successo per squalifica nel 2006, Okami non la considera neanche una vittoria e Silva si limita a dire "un combattimento è un combattimento, vincere o perdere, è passato.”

Così è. Ma solo perché non c'è l'animosa rivalità che c'era tra Silva e Belfort o le insolenze di Sonnen ad accendere il main event di UFC RIO non vuol dire che non sia un incontro intrigante. Al contrario. Okami è un potente lottatore che può controllare gli incontri a terra. Può vincere se ti mette le mani addosso e ti trascina a terra. Vi suona famigliare? Infatti lo stesso uomo che con questa strategia a quasi battuto il campione - Sonnen - è stato il partner di allenamento principale di Okami in Oregon in questi mesi. Menzionandolo a Silva e chiedendogli se si aspetta da Okami una strategia simile si ottiene una risposta concisa.

“Non lo so.”

Quello che Silva sa per certo è che Okami non sarà molto interessato al suo record in UFC fino ad ora quando suonerà la campana. Quindi il campione 36enne si è preparato di conseguenza ed è pronto a fare qualunque cosa necessaria per rimandare a casa felici i fan di Rio.

“E' un incontro difficile” dice Silva. "Lui (Okami) è un fighter completo e penso che l'incontro si potrà decidere sia in piedi che a terra. Penso che sarà preparato a combattere ovunque si sposterà l'incontro ed io farò altrettanto.”

Tutto gira intorno alla sola cosa che rimane costante per Anderson Silva – il desiderio di combattere, vincere ed esibire al meglio le sue abilità. Il resto? Insomma, è un icona delle arti marziali miste, nel mondo ed in patria. Ha ottenuto tutto nella vita e nella carriera ma stranamente non è ancora soddisfatto.

“Voglio continuare a difendere la mia cintura e scrivere la mia storia nelle MMA” afferma.

Volete contraddirlo?

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