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L'attesa è finita - Rashad Evans è tornato

“Sono felice. Cambiare qualcosa sarebbe come cambiare chi sono.” - Rashad Evans
Rashad Evans non ha messo piede nell'Ottagono UFC per oltre un anno ma se qualche volta siete stati su internet è come se non avesse mai smesso. La prova della popolarità dell'ex campione dei massimi leggeri è di essere rimasto sotto i riflettori da quando, nel Maggio 2010 ha vinto contro Quinton “Rampage’ Jackson ad UFC 114, ma è anche il prodotto di una serie di infiniti eventi che hanno composto la versione mixed martial arts di una soap opera del pomeriggio.

Che sia stato l'infortunio al ginocchio che l'ha costretto a ritirarsi dall'incontro titolato previsto a UFC 128 contro “Shogun” Rua; che sia stata la sua faida con l'uomo che l'ha rimpiazzato contro Rua, ovvero l'attuale campione del mondo delle 205 libbre Jon Jones o la conseguente rottura con il Jackson’s MMA camp; ad Evans non è mancata l'attenzione nel corso degli ultimi 15 mesi. Quindi come affronta il costante stress?

Con un sorriso, naturalmente.

“Credo che sorridere e ridere sia stato un dono ricevuto per non prendere le cose troppo seriamente, per non cadere nella trappola di sentirmi fighter a tal punto da influenzare la mia vita personale” dice. “E dura perché voglio essere il campione e voglio combattere per la cintura ma allo stesso tempo voglio tenermi qualcosa per me stesso, ricordarmi chi sono veramente e non farmi prendere nel vortice di tutto quello che succede nello sport.”

E nessun vortice è comparabile all'uragano che ha preso vita quando lui e Jones, ex compagni di allenamento, sono diventati rivali. Una rivalità improvvisa che ha preso vita da sola con nessun fighter pronto ad indietreggiare. Evans, il più anziano, ha pensato di non lasciarsi coinvolgere nella crescente guerra personale ma quell'idea è durata poco perché ha presto ripreso a sparare i suoi proiettili verbali.

“Qualche volta penso di non parlare ma poi non mi sento me stesso” dice. “Se qualcuno dice qualcosa di me è difficile per me non dire niente e lasciare correre. Sono il tipo di persona che se gli dici qualcosa con cui non è d'accordo te lo dirà. E' facile andare d'accordo con me ma allo stesso tempo se mi infastidisci te lo dico in faccia. E' così che sono e non voglio cambiare. Sarò migliore quando sarò più vecchio (ride) ma ora, qualche volta, parlo un po' troppo.”

Almeno qualcosa l'ha tenuto impegnato mentre il suo ginocchio guariva e appena avuto il via libera è tornato in palestra con il suo nuovo team Imperial Athletics gym a Boca Raton, Florida. Si sono chiamati “The Blackzilians”, la squadra di Evans include Anthony Johnson, Jorge Santiago, Mike Van Arsdale, Sergio “Babu”, Diogenes Assahida, JZ Cavalcante e molti altri. Fortunatamente per lui la palestra è diventata casa e i suoi nuovi compagni di allenamento la sua famiglia.

“All'inizio p stata un tentativo perché ero preoccupato che le cose potessero non funzionare” spiega Evans. “Avevamo una grande dinamica ad Albuquerque (con il Jackson team), avevamo grande chimica ed energia e non pensavo fosse replicabile altrove. Sono venuto qua ed è successo di nuovo. Abbiamo qualcosa che sono le fondamenta per cui il team Jackson è stato creato, riguardo motivazioni. E' questa la ricetta. Abbiamo un branco di ragazzi del mio team che non hanno altri secondi fini se non la motivazione di allenarsi insieme, di migliorarsi e di lasciare fuori tutte le cose stupide cose che dividono le palestre, abbiamo un'atmosfera famigliare. Abbiamo tutti lo stesso manager, che ci ha messo tutti insieme, ed attraverso di lui siamo tutti collegati, così passiamo tanto tempo insieme e quando c'è un incontro ci andiamo tutti insieme come una famiglia.”

La famiglia è stata al fianco di Evans mentre ha vissuto il disappunto di veder svanire il main event con Phil Davis per questo sabato a UFC 133 e anche quando ha ritrovato l'entusiasmo con l'inserimento di Tito Ortiz. A questo punto Evans è felice anche solo di avere un incontro. Averlo contro Tito Ortiz, con cui è arrivato ad un pareggio dopo tre round nel 2007 è la ciliegina sulla torta.

“Non ci avevo più pensato” dice Evans, quando gli viene chiesto se si era arreso alla possibilità di non avere un rematch con Ortiz. “Siamo andati in due direzioni opposte con le nostre carriere e così avevo rinunciato all'idea che sarebbe successo. E' stato senza vittorie per cinque anni quindi non pensavo sarebbe successo. Era quasi fuori dall'UFC.”

Ma a Luglio Ortiz, che non aveva vinto un incontro dal 2006, ha portato indietro l'orologio e ha messo a segno una importante vittoria al primo round per sottomissione contro Ryan Bader a UFC 132. Questa vittoria ha scioccato Evans?

“Mi ha scioccato che abbia battuto Bader” ammette. “Penso che anche lui sia rimasto scioccato per aver battuto Bader (risate). Penso che gli siano volute settimane per realizzare che aveva veramente battuto Bader, ma sì mi ha davvero scioccato. Ed ora è divertente che tutti dicano ‘Oh mio Dio, Tito Ortiz è tornato. E' tornato!’ E tutti ci credono. Questa è la cosa divertente: che mi odiano così tanto che vogliono che Tito vinca solo perché Tito è tornato. Hey, è una grande storia e non potresti scrivere un copione migliore: un tizio che stava per uscire dall'UFC che ora ha la possibilità di essere nuovamente al top.”

Sfortunatamente con la vittoria di Ortiz che l'ha proiettato sotto i riflettori ad Evans è toccato nuovamente il ruolo di cattivo. E nonostante sia uno dei bravi ragazzi dello sport, alcune persone non lo accettano, per cui sarà sempre il cattivo.

“Sì lo accetto” spiega. “Sono così lontano dal tipo di persona che la gente pensa che sia, prima mi dava fastidio ma ora sono giunto al punto dove penso ‘sia quel che sia, la gente può pensare quello che crede.’ Hanno avuto la possibilità di intravedere chi sono nel reality The Ultimate Fighter e di vedere che tipo di persona sono, ma vogliono ancora credere che sono il male, meschino o cos'altro, è così che va e non posso cambiarlo. La gente ha bisogno di persone come me. Ha bisogno di qualcuno con cui prendersela."

Ad ogni modo ci sono persone che sono dalla parte del 31enne, inclusi molti dei suoi colleghi, che ora lo guardano come uno dei più esperti veterani dello sport. Evans è lusingato che i suoi colleghi lo vedano in quel modo.

“E' abbastanza folle, perché ricordo di essere stato in quella posizione ed aver guardato Randy Couture e Tito Ortiz e di averli visti come veterani” dice. “Ma ora sono ci sono io ed è pazzesco pensare che ci sono persone che mi vedono sotto quella luce, ma lo apprezzo perché significa che le cose e le scelte che ho fatto non sono state vane. Se le scelte che ho fatto aiuteranno qualcuno a fare scelte migliori in futuro, allora ne sarà valsa la pena.”

Rimpianti?

“No. Sono felice. Cambiare qualcosa sarebbe come cambiare chi sono.”

Rashad Evans ora è un ex campione del mondo che è ben consapevole che è distante una vittoria ai danni di Tito Ortiz da una nuova sfida al titolo. La domanda è, vista la storia passata con sia Jones che Jackson, chi preferirebbe combattere dopo il loro incontro di Settembre?

“Preferirei combattere Jon, perché voglio essere colui che lo batterà” dice Evans. “Ma non mi stupirebbe vedere Rampage dare una lezione di modestia a questo ragazzo. E' così arrogante e presuntuoso che peggiora sempre più mentre passa il tempo. Se non mi lasceranno avere la possibilità di metterlo giù vorrei che lo faccia qualcun'altro per fargli sapere che non è il prescelto delle MMA. Ci sono stati tanti come te. Ci sono stati i BJ Penn, i Georges St-Pierre, i Vitor Belfort, Chuck Liddell, Randy Couture. Nessuno di questi ragazzi sembrava battibile. Ad un certo punto sono stati tutti colpiti. Tutto sono colpibili e lui non è diverso e voglio che sia colpito. Voglio che sappia che non è intoccabile.”

Ma prima c'è Ortiz.

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