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Georges St-Pierre versione 3.0

“Devo tenere a mente che posso perdere tutto in un battito di ciglia. Non posso mettere il pilota automatico, devo continuare a lavorare duramente." - Georges St-Pierre
Il grande 3-0. Gli "enta". Un età che molti temono, il cambio di rotta ufficiale verso la mezza età. Ad ogni modo Georges St-Pierre non sembra troppo preoccupato del traguardo che raggiungerà il 19 Maggio, quasi tre settimane dopo la difesa per il titolo UFC pesi welter contro Jake Shields  previsto per questa notte davanti ai 55.000 fan del Rogers Center di Toronto.

Al contrario dice con un sorriso consapevole "30 è solo un numero."

Quindi fa una pausa.

“Ma è qualcosa.”

Poco ma sicuro, anche perché il peso di quel "qualcosa" si svelerà nel giorno del suo trentesimo compleanno e sarà largamente influenzato da cosa succederà questo weekend contro Shields. Per molti aspetti è la sua sfida più dura, quella che va aldilà dell'hype pre incontro.

St-Pierre difenderà la sua corona contro l'asso californiano del jiu-jitsu, forse il migliore esperto di sottomissioni che abbia mai affrontato e il solo con l'abilità necessaria nella lotta libera per pareggiare la sua tecnica a terra. Infine Shields non è estraneo ad incontri di alto livello o incontri titolati avendoli sperimentati entrambi negli anni passati fuori dall'UFC anche se, come St-Pierre sottolinea, nell'UFC “Tutto è moltiplicato per dieci.”

Così il campione si è preparato di conseguenza, promuovendo il suo sfidante - il poco ciarliero Shields - più di quanto non abbia fatto lui stesso, definendolo come "il tizio più duro contro cui ho mai combattuto.”

Con un curriculum che include BJ Penn, Matt Hughes, Jon Fitch, Sean Sherk, Matt Serra, Josh Koscheck, e Thiago Alves, quell'affermazione dice molto. Ma induce anche la domanda: St-Pierre sta facendo questi complimenti riguardo Shields perché ci crede o perché vuole motivarsi?

Non è un segreto che St-Pierre abbia dominato i suoi avversari da quando ha riconquistato il titolo da Serra nell'Aprile 2008. Il grande numero che fluttua intorno a GSP in questi giorni è 30, non per il suo imminente compleanno ma perché è il numero di round consecutivi vinti da quando ne ha perso uno contro Koscheck nel 2007. E' una striscia strabiliante che non accenna a finire, anche alla luce delle ultime tre decise vittorie su Alves, Dan Hardy e Koscheck. Se continua così dovremmo iniziare ad annotare i minuti persi siccome non c'è modo che perda dei round o degli incontri.

Inoltre il modo in cui sta vincendo ogni incontro ci fa credere che stia quasi giocando con i suoi avversari. Hardy è uno striker. Soluzione: portarlo a terra e tenerlo al tappeto per 25 minuti. I fan si sono lamentati della strategia. E allora cosa fa St-Pierre nel rematch con Koscheck dello scorso Dicembre? Si trasforma in un Larry Holmes canadese e vince altri cinque round questa volta sfoderando un uso martellante, potente e preciso del jab.

Giunto a questo punto, raggiunto tale livello di maestria, può ancora essere sfidato? St-Pierre pensa di sì o almeno così dice.

“Nessuno è perfetto” ha detto, quasi certamente riferendosi alle sole due macchie nel suo record di 21-2, ovvero sconfitte al primo round contro Serra e Hughes. “Sarà un incontro duro (contro Shields). Ho una grande, grande sfida sulle mie spalle il 30 Aprile."

Ma qual'è il segreto per battere l'autocompiacimento? Il futuro Hall of Famer della Boxe Bernard Hopkins una volta mi disse che quando le cose vanno troppo bene vorrebbe che qualcuno gli rompesse un vetro o bucasse una gomma per stimolare quella scossa che induca il giusto stato mentale prima di un incontro. St-Pierre a differenza di Hopkins e di uno dei suoi favoriti – Manny Pacquiao – non rende sotto queste circostanze. Dove loro hanno bisogno di caos lui necessita di ordine. Così, mentre si avvicina alla difesa del titolo di sabato, sente che ora ha l'ordine necessario nella sua vita.

“Mi ero abituato a non godermeli tanto (gli incontri)” ammette. “Ma col passare degli incontri ho fatto un po' di cambiamenti nel mio entourage e nel mio allenamento ed ora sono tornato a sorridere e sono molto eccitato per questo incontro."

E' così eccitato che nonostante abbia sentito le critiche di alcuni fan e giornalisti ha deciso di lasciarsele alle spalle facendo notare che "Davvero non ascolto le critiche." Ma quando gli viene chiesto della strategia a terra di Shields e come pensa di gestirla allora diventa evidente che il fuoco del campione ancora arde e risponde "Per come la vedo io dovrebbe essere Jake a stare attento che non lo metta schiena a terra per poi sottometterlo o colpirlo al volto. La vedo così. Detterò il ritmo dell'incontro.”

E' piuttosto triste che un campione dominante debba difendere il suo dominio promettendo di fare ancora di più. Ma questo è il prezzo da pagare, soprattutto nel mondo degli sport da combattimento. Se St-Pierre fosse un lanciatore di baseball la sua scia vincente sarebbe notizia da prima pagina. Se fosse il quarterback di una squadra di football americano e facesse vincere 28-0 la sua squadra ogni domenica nessuno smetterebbe di parlarne. Ma negli sport da combattimento l'eccellenza spesso è sopraffatta dalla spettacolarità. I fan casuali del pugilato ameranno sempre Arturo Gatti più di Floyd Mayweather, anche se i puristi sanno chi è che conta veramente e così mentre Anderson Silva e Jon Jones sono giustamente stati elogiati per le loro recenti vittorie spettacolari è ingeneroso lasciare GSP fuori dalla conversazione.

Fortunatamente St-Pierre sembra essere impermeabile a certi discorsi e se li sta ascoltando e se li sta prendendo a cuore di sicuro non lo lascia vedere. Ad ogni modo se ha imparato qualcosa in questi quasi 30 anni su questo pianeta è che vincere è un modo per conquistare tutti. Come lo sa? Bè ha assaggiato la sconfitta e non gli è piaciuto. Quindi non aspettatevi che rallenti.

“Devo tenere a mente che posso perdere tutto in un battito di ciglia" ha detto. "Non posso mettere il pilota automatico, devo continuare a lavorare duramente."

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