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Determinato come Diego Sanchez

“Non so come reagirà in questo incontro o quale sarà la sua strategia ma spero che sia pronto a scambiare a viso aperto”.
Ogni mattina prima di allenarsi con il ritrovato team Jackson’s MMA di Albuquerque Diego Sanchez si concede un viaggio indietro nel tempo.
 Ogni mattina torna alle sue radici, alla scuola dove per la prima volta si è fatto un nome come atleta, come campione di lotta per la Del Norte High School. Ma non si tratta di mera nostalgia.

“Ogni giorno apena sveglio trascorro la mattinata correndo con ragazzi di 17,18 anni al meglio della loro condizione fisica” racconta Sanchez. “Non ci sono altri fighter di MMA che possono spingermi al limite come riescono a fare questi teenager in ambito di condizionamento, nessuno ha l'energia di questi ragazzi. Oltre tutto per loro sono un esempio e quindi devo impegnarmi per dimostrargli di essere veramente un leader. Devo arrivare primo ogni volta che facciamo uno scatto, questo mi spinge a dare il massimo come non mi succedeva da tempo”.

Negli sport professionistici si fa un gran parlare del concetto di “restare veri” ma il più delle volte sono solo discorsi teorici. Gli atleti spesso si allenano in strutture private, l’interazione con i fan è filtrata e sebbene si dica il contrario la realtà è ben diversa.

Ad ogni modo quando Sanchez, vincitore della prima stagione del reality Ultimate Fighter nei pesi medi nonché sfidante al titolo mondiale nei pesi leggeri ed ex contendente nei pesi welter, è ritornato da Greg Jackson, dopo sette incontri e tre sconfitte, ha lasciato il suo ego fuori dalla porta sapendo che per tornare ad essere un serio contendente sarebbe dovuto ripartire da zero.


“Sto salendo la scala e c’è un solo modo per farlo ed è meritarmelo” dice. “Questo è quello che ho capito dopo le mie sconfitte con BJ (Penn) e John (Hathaway). Mi sono sempre allenato duramente, non trovo scuse, ma non c’è paragone tra come mi allenavo a San Diego e come mi alleno qui. A San Diego mi allenavo soprattutto nel jiu jitsu con il gi e solo dopo mi dedicavo allo striking. Provavo a creare uno stile che non era il mio. Quando sono tornato in New Mexico Greg (Jackson, ndr) mi ha detto ‘Questo non sei tu. Dobbiamo cambiare un sacco di cose.' Ha analizzato e criticato i match del periodo in cui non mi allenavo con lui e mi ha distrutto. Ci siamo reinventati quello che avrebbe dovuto essere il mio stile: ho chiuso il cerchio come artista marziale e ho trovato il mio stile. C’è voluto un po’ di tempo ma ha funzionato.”

Riguardo al fatto di dover neccessariamente rinunciare al proprio ego Sanchez alza le spalle.

“Non è stato difficile per me” ha detto. “Sono sempre stato capace di guardarmi dentro e di ricordare a me stesso: ‘ricordati da dove vieni’. Non è difficile mettere da parte il mio ego perché quello è il modo in cui si migliora. Come atleta non ti deve importare quello che la gente pensa di te altrimenti prima o poi passerai giorni difficili in palestra.”

Generalmente ti iscrivi nella palestra di Jackson per trascorrere giornate dure e alla fine saranno comunque di più di quante tu possa sopportarne. Sanchez lavora costantemente con Rashad Evans, Jon Jones e Nate Marquardt, per non parlare della squadra dei pesi medi che hanno il compito di spingere i pesi welter al limite delle loro possibilità
.
“Attribuisco molto del mio successo e dei miei progressi come artista marziale ai miei compagni di squadra perché non sarei mai stato in grado di eccellere se non avessi avuto intorno queste persone a stimolarmi” dice Sanchez. “Molti dei miei partner di allenamento sono pesi medi e come peso welter so che devo veramente compensare perché questi ragazzi sono più forti di me, più grossi di me e hanno un allungo maggiore.”

Se ogni giorno non sei pronto a lavorare duramente è probabile che avrai una notte dolorosa.

“Se non miglioro, se non mi adatto allora mi prenderanno a calci nel sedere tutto il giorno ma fa parte della mio carattere essere preso a calci nel didietro, quindi miglioro ogni giorno e scambio a viso aperto con questi ragazzi” racconta Sanchez che ad una sessione di allenamenti di MMA nella palestra di Jackson fa sempre seguire un allenamento di lotta libera nella palestra della vecchia scuola.


“Sono tornato alle mie radici nella lotta. Ho sempre lavorato sul mio wrestling in una palestra dedicata alle MMA ma questa volta mi sono mosso diversamente rispetto all’ultimo camp di allenamento perché sono tornato ad allenarmi con lo stile puro della lotta con la squadra di lotta della scuola. Vengo qui ogni giorno per una lezione di lotta alle tre del pomeriggio. Queste sono cose che la maggior parte dei fighter di MMA non fa perché sono una scocciatura. E’ molto molto dura ma non c’è forma fisica migliore di quella che si ottiene con il wrestling.”


Da sempre considerato una “cardio machine” Sanchez è tornato a far vedere questa dote nella vittoria per decisione dopo 15 minuti contro Paulo Thiago ad UFC 121 dello scorso Ottobre. Vittoria che gli è valsa il premio di “Fight of the Night”. Per fare ciò si è affidato ad un attacco aggressivo, altamente energico che gli ha spianato la strada per la vittoria. All’Honda Center quella notte si è visto il vecchio Diego Sanchez ed è per questo che il pubblico era tutto a suo favore. 

“Ad essere onesto non ho mai sentito, in tutta la mia carriera, un boato più rumoroso di quello che ho sentito all’Honda Center di Anaheim” racconta. “Non ho mai sentito niente che si avvicinasse a quel boato. Sono stato coinvolto in diversi buoni match ed ho sentito alcune grosse ovazioni ma quella notte il pubblico è stato incredibile, sarà un ricordo della mia carriera che non dimenticherò mai. Lo terrò per sempre con me.”


Il 29enne Sanchez si è comportato così bene nello smantellamento del talentuoso brasiliano da indurre a pensare che le cose sarebbero potute andare diversamente nel periodo del suo record di 4-3 mentre non si allenava con Jackson.


“Se guardo indietro è stata una grande esperienza stare via da Albuquerque ma non si apprezza quello che hai fino a che non lo lasci” racconta Sanchez, che ha celebrato il suo ritorno sbarazzandosi del suo soprannome “Incubo” a favore del nuovo alias “Sogno”. “Io e Greg abbiamo iniziato insieme. Ero uno dei suoi fighter ed eravamo inseriti nel circuito del grappling e avevamo poca esperienza nei combattimenti di MMA. Non sapevo quello che avevo. Non sapevo nemmeno quello che avevo ad Albuquerque, la mia città natale. Ora apprezzo profondamente ogni singolo giorno che entro in palestra e so che qui ho qualcosa di speciale.”


Questa notte Sanchez cercherà di allungare la striscia vincente a due incontri ai danni di Martin Kampmann. Sarà un match duro e non si renderanno la vita facile. Ma se le ore in palestra hanno insegnato qualcosa a Sanchez è che solo con il duro lavoro si costruisce la sicurezza in sè. E Sanchez è sicuro che lascerà Louisville, Kentucky con un’altra vittoria.

“So che Martin Kampmann è un grande striker e un campione danese di kickboxing ma non m’importa” ha detto Sanchez. “Sto facendo sparring con ragazzi che sono veri striker, dei veri duri. Sono pronto a combattere con qualunque stile sia necessario in questo incontro. Sono conosciuto per dare ai fan i combattimenti che vogliono vedere così spero che Martin Kampmann entri nella gabbia pronto a combattere, non per scappare. So che è un fighter difensivista, dopo essere stato portato a terra nell’incontro con Jake Shields non so quale sarà la sua strategia, ma spero che esca allo scoperto e combatta. Sono preparato a scambiare in piedi con lui tutta notte, mi piace guadagnarmi dei bonus, girare per strada e vedere la gente che mi guarda con lo sguardo entusiasta mentre mi dicono ‘non posso credere alla tua ultima performance, è stato così incredibile, l’incontro è stato ottimo’. Voglio quel tipo di reazione”.

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